Studio Avvocati Pagano

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LO STUDIO

L’inarrestabile succedersi di norme, sempre più stringenti e articolate, che regolano minuziosamente l’attività di impresa comporta un costante e arduo impegno per le Società di oggi

AREE DI ATTIVITA

Sap si occupa prevalentemente di diritto penale di impresa, assiste Società, manager, direttori, funzionari, dirigenti, preposti, impiegati, in questioni giudiziali ed extragiudiziali sulle seguenti materie

I PROFESSIONISTI

Per qualsiasi informazione o chiarimento, siamo sempre a disposizione. Per contattarci scrivere a segreteria.milano@avvocatipagano.it

LE ULTIME NEWS

Piani vaccinali aziendali: approvato il protocollo nazionale

I datori di lavoro, singolarmente o in forma aggregata, ed indipendentemente dal numero di lavoratori occupati, potranno ricorrere a piani aziendali di vaccinazione.

Secondo il protocollo nazionale approvato da Governo e praticamente tutte le associazioni di categoria e di lavoratori, i datori di lavoro interessati potranno operare in 3 diversi modi:

  • organizzarsi in autonomia, per effettuare le vaccinazioni in azienda, quindi proponendo il proprio piano alle ASL territoriali di riferimento e comunicando il fabbisogno di numero di dosi da somministrare secondo le adesioni raccolte fra i lavoratori. La somministrazione avverrà a cura del Medico Competente / suoi ausiliari che provvederanno a registrare l’avvenuta vaccinazione secondo le istruzioni ricevute dalla ASL, con costi a carico dell’azienda ad eccezione di vaccino, strumenti per la somministrazione (aghi e siringhe). Importante il ruolo del medico competente nella fase di informazione, preordinata a raccogliere il numero di adesioni nel rispetto della privacy, nella fase di raccolta del consenso informato, e del preventivo triage.
  • organizzarsi, in alternativa, concludendo, con oneri e costi a proprio carico, convenzioni con strutture private in possesso dei requisiti per la vaccinazione a cui inviare i lavoratori aderenti.
  • avvalersi delle strutture dell’INAIL, qualora non tenuti a nominare un medico competente o impossibilitati a far ricorso a strutture private.

Aggiornamento Protocollo Condiviso per il contenimento COVID negli ambienti di lavoro: ecco cosa cambia

Ieri è stato aggiornato il Protocollo condiviso delle misure per il contrasto e il contenimento del COVID negli ambienti di lavoro del 14 marzo e 24 Aprile 2020.
Lo scopo dichiarato è sempre quello di coniugare prevenzione a continuità lavorativa, anche con ricorso a smart working e riduzione/sospensione delle attività. Vediamo le novità , anche se alcune disposizioni di nuova introduzione potrebbero apparire superflue o perché già da tempo recepite nelle procedure aziendali adottate o perché mere dichiarazioni di principio.

  • L’ ingresso in azienda di lavoratori già risultati positivi all’infezione da COVID 19 dovrà essere preceduto da una preventiva comunicazione avente ad oggetto la certificazione medica da cui risulti la “avvenuta negativizzazione” del tampone secondo le modalità previste e rilasciata dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza
  • Qualora, per prevenire l’attivazione di focolai epidemici, nelle aree maggiormente colpite dal virus, l’autorità sanitaria competente disponga misure aggiuntive specifiche, come ad esempio, l’esecuzione del tampone per i lavoratori, il datore di lavoro fornirà la massima collaborazione.
  • In caso di lavoratori dipendenti da aziende terze che operano nello stesso sito produttivo (es. manutentori, fornitori, addetti alle pulizie o vigilanza) che risultassero positivi al tampone COVID-19, l’appaltatore dovrà informare immediatamente il committente ed entrambi dovranno collaborare con l’autorità sanitaria fornendo elementi utili all’individuazione di eventuali contatti stretti.
  • L’azienda committente è tenuta a dare, all’impresa appaltatrice, completa informativa dei contenuti del Protocollo aziendale e deve vigilare affinché i lavoratori della stessa o delle aziende terze che operano a qualunque titolo nel perimetro aziendale, ne rispettino integralmente le disposizioni.
  • nelle aree geografiche a maggiore endemia o nelle aziende in cui si sono registrati casi sospetti di COVID-19, in aggiunta alle normali attività di pulizia, è necessario prevedere, alla riapertura, una sanificazione straordinaria degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni, ai sensi della circolare 5443 del 22 febbraio 2020.
  • E’ previsto, per tutti i lavoratori che condividono spazi comuni, l’utilizzo di una mascherina chirurgica, come del resto normato dal DL n. 9 (art. 34) in combinato con il DL n. 18 (art 16 c. 1).

Più coinvolgimento del medico competente che, infatti:

  • In considerazione del suo ruolo nella valutazione dei rischi e nella sorveglia sanitaria, potrà suggerire l’adozione di eventuali mezzi diagnostici qualora ritenuti utili al fine del contenimento della diffusione del virus e della salute dei lavoratori.
  • Per il reintegro progressivo di lavoratori dopo l’infezione da COVID19, , previa presentazione di certificazione di avvenuta negativizzazione del tampone secondo le modalità previste e rilasciata dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza, effettua la visita medica precedente alla ripresa del lavoro, a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi, al fine di verificare l’idoneità alla mansione”. (D.Lgs 81/08 e s.m.i, art.41, c. 2 lett. e-ter), -anche per valutare profili specifici di rischiosità- e comunque indipendentemente dalla durata dell’assenza per malattia

Infine per le aziende che non sono dotate di un proprio “comitato”, è prevista l’istituzione di Comitati Territoriali composti dagli Organismi Paritetici per la salute e la sicurezza, laddove costituiti, con il coinvolgimento degli RLST e dei rappresentanti delle parti sociali anche con il coinvolgimento delle autorità sanitaria locali e degli altri soggetti istituzionali coinvolti nelle iniziative per il contrasto della diffusione del COVID19.

Lo scudo penale per i sanitari che somministrano il vaccino

Ecco il testo del tanto agognato “scudo penale”  introdotto con il Decreto-Legge 1° aprile 2021, n. 44:

«Per i fatti di cui agli articoli 589 e 590 del codice penale (omicidio colposo e lesioni colpose) verificatisi a causa della somministrazione di un vaccino per la prevenzione delle infezioni da SARSCoV -2, effettuata nel corso della campagna vaccinale straordinaria in attuazione del piano di cui all’articolo 1, comma 457, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, la punibilità è esclusa quando l’uso del vaccino è conforme alle indicazioni contenute nel provvedimento di autorizzazione all’immissione in commercio emesso dalle competenti autorità e alle circolari pubblicate sul sito istituzionale del Ministero della salute relative alle attività di vaccinazione».

Contenti tutti, dunque. Rimarrà solo a noi, ed a tanti come noi, l’amarezza nel domandarci quanto  il diritto possa essere oscenamente vituperato, se di più con la urticante espressione “scudo penale” , o con il testo di un decreto che nella sua completa ovvietà ed inutilità, per quanto è stato invocato, ci dà la triste rappresentazione della fiducia che oggi si ripone nella giustizia.

Il decreto non è un pesce d’aprile.